«Due milioni di no all’anticontraffazione: mina la libertà d’espressione in Rete»
Il Fatto Quotidiano (29 febbraio 2012)
“Acta” sta per “anti-counterfeiting trade agreement” e in teoria dovrebbe essere la panacea a tutti i furti di proprietà intellettuale sul web. Non solo film e musica, ma anche, e soprattutto, brevetti su beni, servizi e attività legati alla Rete. Secondo Bruxelles la proprietà intellettuale è la “materia prima principale” dell’Europa, quindi va difesa a tutti i costi dalla contraffazione e dalla pirateria informatica.
Ma secondo il popolo della Rete, questo “a tutti i costi” non può comprendere anche la “libertà d’espressione sul Web” che, secondo loro, verrebbe sacrificata in nome di interessi puramente commerciali. Secondo la coalizione anti-Acta, formata da associazioni come Edri, EFF, La Quadrature du net, Acta assegna un ruolo di sceriffi agli Internet service provider e agli intermediari di servizi Internet (come Google, Yahoo! o Wikipedia), che potrebbero sorvegliare e filtrare le informazioni scambiate dagli internauti.