Quando al cronista si accende la spia "popolo-del-web"
Il meccanismo è questo: qualcuno in rete, senza nessun credito particolare o forza statistica, scrive una cosa polemica. Tipo mio cugino scrive sul suo blog: “Monti ha degli occhiali prodotti in Francia, sta’ a vedere che glieli ha regalati Sarkozy”.
Allora passa sul blog un compagno di calcetto di mio cugino e mette sulla sua bacheca di Facebook quel post, con un clic. Sulla sua bacheca lo vedono i suoi sei colleghi d’ufficio, tre di loro lo condividono, e uno ci aggiunge un “Vergogna!”. La frase gira un altro po’, diventa più sintetica, fino a che la fidanzata di un ex compagno di scuola del tabaccaio di un collega di quello che gioca a calcetto con mio cugino non la incolla su un tweet di Twitter, e ci attacca lo hashtag #casta. Non sto a tracciarvi tutti i curriculum, ma il messaggio ottiene qualche altro retweet, poi si passa ad altro, ma a un certo punto finisce sotto gli occhi di un cronista di quotidiano appassionato di Twitter, a cui si accende la spia popolo-del-web!
Luca Sofri si cimenta nella spiegazione dei meccanismi alla base di infelici espressioni come #ilpopolodellaretenonperdona!